“La parola come strumento di libertà: don Lorenzo Milani”

La parola come strumento di libertàA Potenza, nella giornata del 08 maggio 2018, alle ore  10.00, presso l’aula  Scotellaro  del polo umanistico dell’ Università degli studi della Basilicata, si è  svolto l’ incontro “La parola come strumento di libertà: don Lorenzo Milani”, organizzato dall’associazione universitaria UnIdea e moderato da Maurizio Martirano, docente di storia della filosofia. Sono intervenuti: Emilio Lastrucci e Paolo Landi.

L’ incontro è iniziato con i saluti da parte di Paolo Augusto Masullo, direttore di dipartimento di scienze umane, che ha ringraziato i presenti e sottolineato come sia importante rivalutare la figura di don Milani, in particolare le ragioni della sua protesta che è andata a rompere la cappa di conformità che vigeva in quei tempi. A cui è seguito l’intervento di Emilio Lastrucci, presidente dello SPEI, il quale si è focalizzato,  nel suo intervento,  su due punti: sul primo si è soffermato sul lavoro esegetico  che si sta svolgendo circa l’opera di don Milano in preparazione al convegno che lo riguarderà a Matera nelle giornate del 24 e 25 maggio 2018, in cui verrà analizzata la figura del sacerdote promotrice di innovazioni sul piano pedagogico e scolastico. Il secondo punto, invece,  ha riguardato il lavoro di ricerca compiuto dallo stesso professore  in cui il nodo della questione è stato il rapporto dei giovani con la politica  mostrando come, in un campione  di ragazzi dai 14 ai 18, l’interesse sia scemato rispetto agli anni 70/80 e come la stessa attività politica abbia preso oramai connotati negativi, dalla soddisfazione di interessi privati a dispetto della comunità fino alla corruzione. Di contro, stando sempre ai dati della ricerca, è aumentato l’impegno giovanile sul piano delle attività di volontariato.La parola come strumento di libertà

L’ intervento di Paolo Landi, studente di don Milani, è stato introdotto dalla lettura, eseguita da: Chiara Albano, Rossana Lerra e Nicolò Caricati, di alcuni stralci di: “lettera a una professoressa” e “lettera ai cappellani militari”. A ciò è seguita una breve nota biografica in cui Landi ha raccontato  il suo arrivo alla scuola e la sua permanenza presso la scuola di Barbiana e della sua fitta corrispondenza con don Milani nel periodo in Inghilterra. A ciò è seguita anche una nota sulla vita dello stesso priore di Barbiana  in cui è stato illustrato  il suo arrivo alla fede, attraverso la pittura,  che lo ha portato a diventare sacerdote nel 1947, le sue prime esperienze pastorali a San Donato di Calenzano in cui inizia una prima scuola e si interessa alla condizione degli operai dell’industria. A cui segue l’esperienza di Barbiana e della sua scuola, nata prima come un doposcuola e poi evolutasi in una scuola vera e propria. Di qui, dopo aver sottolineato come la figura di don Milani abbia avuto un netto cambiamento mostrando come da prete “fuori dal seminato” sia divenuto agli occhi, anche della Chiesa, un innovatore sul piano pedagogico/educativo e non solo, il focus si è spostato sulle  tematiche delle sue lettere, le quali nascono – come ha ben specificato Landi – dall’analisi di problemi concreti, nello specifico su: “lettera ai cappellani militari”, in cui viene affrontato il problema dell’ obbedienza alle leggi distinguendole tra leggi giuste e leggi ingiuste, mostrando come il criterio di distinzione sia nella capacità di queste di difendere il debole e per questo motivo meritevoli dell’ obbedienza da parte del cittadino. Invece, per leggi ingiuste,  si intendono tutte quelle realtà che non sono poste in difesa del più debole e per questa ragione vanno cambiate. In “lettera ai giudici” è stata posta la differenza tra l’agire del giudice e quella del maestro, il quale deve appunto porsi nella chiave della legalità attiva in virtù del principio delle leggi giuste e ingiuste. Terza e ultima opera analizzata è stata “lettera a una professoressa”, nella quale si riflette lo stato della scuola italiana in cui vengono sfavoriti e respinti i ragazzi in difficoltà in virtù di uno pseudoprincipio di giustizia che poneva tutti gli allievi sullo stesso livello.

Al termine si è svolto un breve dibattito in cui si è messa a confronto la figura e il pensiero di don Milani con le esigenze e le problematiche della scuola e della società.

 

 

Giuseppe R. Messina