La Corte di Cassazione su Atti persecutori sul “Web”

La Sentenza della Corte di Cassazione(n.57764/2017): “La condotta persecutoria, realizzata attraverso Facebook, costituisce reato”. La Corte di Cassazione interviene nuovamente sulla tematica dei social network e sui risvolti penali che possono assumere alcune delle condotte perpetrate su internet. L’inoltro di sms e pubblicazioni di vari post denigratori dal contenuto ingiurioso e minaccioso, altamente offensivo, nella creazione di un profilo Facebook, configura il reato per condotta persecutoria provocando uno stato d’ansia e mutamento delle abitudini di vita della vittima. La Corte osserva che la giurisprudenza ammette che messaggi o filmati postati sui social network, integrino l’elemento oggettivo del delitto di atti persecutori, in relazione al fatto che l’attitudine dannosa di tali condotte non è tanto quella di costringere la vittima a subire offese o minacce per via telematica, quanto quella di diffondere fra gli utenti della rete dati, veri o falsi, fortemente dannosi e fonte di inquietudine per la parte offesa. L’attitudine dannosa è riconducibile alla pubblicizzazione di contenuti, atteso che l’apertura della pagina sul social network rappresenta solo una delle modalità con le quali si estrinseca la condotta persecutoria.

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