Assolto dal tribunale di Matera il Prof. Michele Ruscigno, fu aggredito da un genitore nel liceo Scientifico di Matera

Assolto dal tribunale di Matera il Prof. Michele Ruscigno, fu aggredito da un genitore nel liceo Scientifico di Matera

Pubblichiamo la nota inviata presso la ns. redazione dall’Avvocato Porcari, che riguarda la sentenza di assoluzione del Prof. M. Ruscigno, emessa dal tribunale di Matera. Segue la nota integrale e la relativa sentenza.

Il Prof. Michele Ruscigno chiede la pubblicazione della presente nota a conclusione della vicenda che lo ha visto, suo malgrado, protagonista delle cronache, locali e nazionali, a seguito dell’aggressione da lui subita nel dicembre 2017, durante i colloqui svoltisi presso il Liceo Scientifico, da parte del genitore di una sua alunna, il sig. Francesco Buonsanti. A seguito dell’aggressione subita, l’insegnante aveva riportato lesioni alla spalla e, come se cio’ non bastasse, veniva anche denunciato per abuso dei mezzi di correzione. Ora, a distanza di oltre un anno, il Tribunale penale di Matera ha ristabilito la verita’ dei fatti riconoscendo la responsabilita’ del Buonsanti per l’aggressione effettuata nei confronti del professore ed ha altresi’ accertato l’assoluta legittimita’ delle condotte poste in essere dal Prof. Ruscigno nei confronti della propria alunna. Il Tribunale di Matera, con sentenza emessa dal Dott. Sasso, ha accolto le tesi difensive dell’Avv. Michele Porcari e basandosi anche sulle numerose testimonianze degli alunni e compagni di classe che hanno affermato l’assoluta correttezza delle condotte poste in essere dal loro docente nei confronti di tutti gli alunni, ha stabilito la inesistenza di qualunque responsabilita’ penale del Prof. Ruscigno ribadendo l’autonomia ed incontestabilita’ in sede penale del giudizio emesso dal professore sul rendimento scolastico dell’alunno nel caso in esame. Si conclude cosi’ una vicenda che ha visto il docente esposto alle cronache locali e nazionali, anche con articoli che avevano posto in dubbio, su sollecitazione della famiglia dell’aggressore, la moralita’ e correttezza del docente nello svolgimento della sua attivita’ didattica. Sia la magistratura, che, prima ancora, i colleghi e gli alunni del professore, hanno invece attestato l’assoluta estraneita’ del Ruscigno alle condotte surrettiziamente esposte dai denuncianti, ribadendo l’assoluta fiducia nel collega ed insegnate che, in oltre 28 anni di insegnamento, ha svolto il suo lavoro con serieta’ e dedizione, formando numerose classi di ragazzi pronti ad affrontare la difficile prova universitaria.

A margine di questa incresciosa vicenda il Prof. Ruscigno ha cosi’ voluto commentare l’assurda serie di eventi in cui e’ rimasto coinvolto:
“La sentenza assolutoria emessa nei miei confronti assume un rilievo che va oltre il caso personale e specifico, perché nell’affermare che «non può dirsi rientrante nell’abuso dei mezzi di correzione la semplice votazione bassa data durante l’esercizio istituzionale dei poteri di valutazione attribuiti al docente» riafferma il principio costituzionale della libertà di insegnamento (art. 33 della Costituzione). Che in questo momento molto difficile per la scuola pubblica sembra essere disconosciuto dai più. Il tema delle aggressioni ai docenti da parte di genitori o alunni, spesso perpetrate nell’esercizio delle loro funzioni, addirittura dentro le mura scolastiche, è drammaticamente al centro della cronaca. Lo scorso anno scolastico è stato un anno nero, in cui le violenze fisiche si sono succedute con una media di quattro a settimana. La crisi profonda della scuola italiana è addebitabile solo in parte alle velleitarie quanto sbagliate riforme portate avanti dai governi che si sono succeduti, almeno negli ultimi venti anni. Essa in realtà ha radici più profonde e strutturali e risiede nel modello di scuola che si è andato imponendo negli ultimi decenni. Il modello di scuola – azienda, basato sulla competizione e sulla selezione, sull’individualismo estremo, in cui deve prevalere l’interesse individuale rispetto a quello collettivo e la solitudine è la prima condizione che emerge. Un modello che ha reso la scuola subalterna al mercato e che tutte le ‘controriforme’ messe in atto dai vari governi – iniziate con le tre ‘i’ del ministro Moratti, proseguite con la riforma Gelmini/Tremonti, e completate dalla legge 107/2015 del governo Renzi – hanno contribuito ad affermare, anche con i continui tagli agli investimenti in istruzione. Tutto ciò, amplificato anche dalla più grave e lunga crisi economica e sociale del dopoguerra, ha contribuito a generare il fosco clima che si vive

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quotidianamente nelle scuole, in cui ormai l’anello debole sono i docenti (ma anche i dirigenti), lasciati completamente soli ed indifesi tra adolescenti ‘fragili e spavaldi’ e genitori ‘adolescenti’, incapaci di svolgere un ruolo educativo per i propri figli ma pronti a pretendere dalla scuola di adattarsi alle esigenze degli alunni e non il contrario, spingendo i propri figli verso un’affermazione individualistica che tradisce il principio stesso di comunità. La mia opinione, che è poi l’opinione comune della grande maggioranza dei docenti, è che occorre costruire, o meglio ri-costruire, un modello di scuola diverso da quello dominante: la scuola intesa come ‘comunità democratica educante’, fondata sui valori della solidarietà, della cooperazione e della collegialità. Solo questo modello può consentire la piena crescita di tutti gli individui. Ma per fare questo occorre investire le migliori risorse nella scuola. Congetture? Negli anni Sessanta il rapporto PIL/spesa per istruzione in Italia era del 19%, adesso è del 4,1%. La media OCSE è del 5,2%. Di fronte a questi dati oggettivi non è difficile trarre le logiche conseguenze.”

sentenza n. 966/18 del Tribunale di Matera: